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per il riposo eterno

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Breve contenuto delle sceneggiature dei partecipanti al Festival

Ferrara: “La Luce che ritorna”

Lo spettacolo racconta una storia senza tempo, ambientato nella notte di Natale, in cui il Bene e il Male si confrontano attraverso le scelte degli uomini, le loro tradizioni e il loro modo di credere.

L’introduzione, affidata a una voce fuori campo, guida il pubblico in un viaggio simbolico: dall’inizio dei tempi l’umanità cammina tra due strade, quella della Bontà e quella dell’Ombra. Nel corso della storia, il Bene assume molte forme: un canto, un gesto di accoglienza, una piccola luce nella notte. Nella tradizione ucraina questo spirito è chiamato Ščedryk, messaggero di generosità e speranza, che prepara l’arrivo della Luce più grande: Gesù.

La rappresentazione mette in scena due famiglie opposte.
Una famiglia ricca e moderna, immersa nel benessere e nella tecnologia, ha smarrito il significato profondo del Natale. Quando un viandante povero chiede aiuto, viene respinto, rivelando una povertà interiore più grande di quella materiale.
All’opposto, una famiglia povera ma unita, legata alle tradizioni e alla fede, accoglie il viandante e condivide il pane. In questo gesto semplice si manifesta il vero senso del credere: vivere il Bene. È qui che appare Ščedryk, simbolo della tradizione che insegna che ciò che si dona ritorna moltiplicato.

Il racconto prende forma anche attraverso una scenografia animata, nata dai disegni realizzati dai bambini insieme all’artista Liudmyla Horbachyk, che ETHIKA ets ha trasformato, grazie all’intelligenza artificiale, in immagini vive e simboliche; a queste si uniscono musiche originali, anch’esse create da ETHIKA ets con il supporto dell’AI, che accompagnano e amplificano le emozioni della narrazione.

Il conflitto culmina con l’irruzione delle Tenebre e della Morte, che tentano di spegnere la luce. Ma la fede, la tradizione e l’amore resistono. L’arrivo dell’Angelo della Luce annuncia la svolta: Gesù è nato, e con Lui la speranza rinasce per tutti.

Nel finale, le due famiglie si ritrovano davanti alla nascita del Salvatore. Il perdono e la riconciliazione diventano possibili. In una scena corale, con Re Magi, bambini e angeli, il canto e la luce avvolgono tutti, ricordando che il Natale non è solo una nascita, ma una rinascita interiore.

“La Luce che ritorna” unisce tradizione e attualità, per ricordare che, anche in un mondo diviso tra chi crede e chi ha dimenticato di credere, la Luce trova sempre la strada per tornare.

Caserta: "Il presepe della speranza: la nascita del Bene"

Questo Vertep racconta la nascita di Cristo intrecciandola con la realtà drammatica del presente, dove la guerra, la violenza e l’ingiustizia mettono alla prova la fede e l’umanità dell’uomo. La narrazione unisce il racconto evangelico alla storia di un popolo che soffre, resiste e continua a sperare. Accanto alla Sacra Famiglia compaiono pastori, angeli e i Re Magi, portatori di luce e di speranza, ma anche figure oscure come Erode, i suoi soldati e il Male, che cercano di soffocare la nascita del Bene. La scena si apre su un mondo ferito, in cui il male tenta di imporsi con la violenza e la paura, mentre il popolo, rappresentato anche dai soldati e dalle figure del presente, lotta per difendere la vita, la dignità e la libertà. Il cuore dello spettacolo è il contrasto tra distruzione e salvezza: da una parte l’arroganza del potere e la brutalità della guerra, dall’altra la forza silenziosa della fede, della solidarietà e del sacrificio. La nascita del Bambino diventa così il segno concreto che il bene può ancora vincere, che la luce non si spegne neppure nelle notti più buie. Il finale affida al canto corale un messaggio di speranza: la pace è possibile, il male può essere sconfitto e la fede, unita all’amore per la propria terra e per l’umanità, resta la forza capace di rinnovare il mondo.

Rovigo: "La luce del Natale nell'oscurità della guerra"

Lo spettacolo propone una rilettura intensa e attuale del Vertep tradizionale, intrecciando il racconto evangelico della nascita di Gesù con le ferite, le paure e le speranze del nostro tempo. La vicenda si svolge in un mondo segnato dalla guerra, dalla violenza e dall’ingiustizia, dove l’umanità è messa alla prova ma non ha smesso di cercare luce e salvezza.
La scena si apre con l’annuncio della nascita del Salvatore e con il cammino di Maria e Giuseppe, costretti a fuggire in un contesto ostile. Attorno a loro si muovono pastori, angeli, soldati e figure simboliche che rappresentano il bene e il male. Da una parte emergono la paura, l’odio, la menzogna e la distruzione; dall’altra la fiducia, la compassione e la speranza di un mondo rinnovato.
Il racconto alterna momenti di grande tensione a passaggi di intensa umanità: la sofferenza dei popoli colpiti dalla guerra, il dolore delle madri, la lotta interiore dell’uomo tra violenza e coscienza. In questo scenario, la nascita del Bambino diventa il segno di una promessa che resiste anche nel buio più profondo.
Il finale afferma con forza che il male non ha l’ultima parola. Attraverso il canto e la preghiera corale, il Vertep si conclude con un messaggio di speranza: la pace è possibile, la vita può rinascere e la luce continua a brillare anche nelle notti più oscure.

Firenze: "La stella di Natale sul mondo ferito"

Questo spettacolo natalizio racconta il mistero della nascita di Gesù intrecciandolo con la realtà del mondo di oggi, segnato dalla guerra, dalla paura e dal desiderio di pace. Attraverso canti tradizionali, dialoghi simbolici e immagini potenti, il Vertep mostra come la luce del Natale continui a brillare anche nei tempi più bui.

La storia segue il cammino dei pastori, guidati dalla stella, che cercano il Bambino Gesù portando con sé doni semplici ma sinceri: la fede, la speranza, la gratitudine. Lungo il percorso incontrano l’Angelo, che li guida e li protegge, e affrontano le tentazioni del male rappresentate da Erode e dal diavolo, simboli di paura, potere e menzogna.

Accanto al racconto evangelico, lo spettacolo richiama la realtà contemporanea: la guerra, la sofferenza del popolo, le madri che attendono i figli, i soldati al fronte. In questo contesto, la nascita di Cristo diventa segno di resistenza spirituale e di speranza viva.

Il finale è corale e luminoso: angeli, pastori e popolo si uniscono nel canto, proclamando che la luce ha vinto le tenebre e che, nonostante il dolore, la fede e l’amore possono ancora salvare il mondo.

Bologna: "La luce, più forte della guerra"

Questo spettacolo natalizio unisce la tradizione del Vertep ucraino alla realtà drammatica del presente, raccontando la nascita di Gesù come un evento vivo, che parla direttamente al cuore dell’Ucraina di oggi.

La storia si apre con l’arrivo simbolico del Natale in una terra ferita dalla guerra: tra città distrutte, famiglie divise, soldati al fronte e bambini impauriti. Il Natale non arriva in un mondo sereno, ma in mezzo al dolore, portando luce, speranza e consolazione.

Attraverso canti, preghiere e scene simboliche, il racconto ripercorre la Natività: l’annuncio dell’angelo, la fede di Maria e Giuseppe, la nascita di Gesù, l’adorazione dei pastori e il viaggio dei Re Magi. Accanto a questi episodi biblici, si intrecciano scene contemporanee: madri che piangono i figli al fronte, soldati che combattono, famiglie che pregano per la pace.

Gli angeli accompagnano ogni momento, come messaggeri di speranza, ricordando che Dio non abbandona il suo popolo nemmeno nei tempi più bui. Il male, rappresentato dalla violenza e dalla guerra, viene contrastato dalla fede, dalla solidarietà e dall’amore che unisce il popolo.

Il messaggio finale è forte e luminoso: Cristo nasce anche oggi, nei cuori feriti ma ancora capaci di sperare. La pace è possibile, la luce vince le tenebre, e l’Ucraina, sostenuta dalla fede e dalla solidarietà, continua a credere nella vita, nella libertà e nella vittoria del bene.

Reggio Emilia: "Il Natale come strada della speranza"

Questo spettacolo racconta il Natale come un cammino collettivo di fede, speranza e rinascita, intrecciando la tradizione del Vertep ucraino con le emozioni del presente. Attraverso canti, dialoghi e simboli, la scena si trasforma in un luogo di incontro tra cielo e terra, dove la sofferenza umana incontra la promessa di una luce nuova.

La storia prende forma attorno alla nascita di Gesù, accolta con stupore da pastori, angeli e pellegrini. Intorno alla Sacra Famiglia si muovono figure che rappresentano l’umanità di oggi: chi cerca protezione, chi porta il peso della guerra, chi non ha perso la speranza nonostante il dolore. Il viaggio dei personaggi diventa così un percorso interiore, fatto di attesa, fede e scelta.

Il contrasto tra oscurità e luce attraversa tutta la rappresentazione: da un lato la paura, l’ingiustizia e la violenza, dall’altro la forza dell’amore, della solidarietà e del perdono. La nascita del Bambino non è solo un evento del passato, ma un segno vivo che invita alla rinascita personale e collettiva.

Nel finale, il canto corale unisce tutti in un messaggio di pace e fiducia: anche nei tempi più difficili, la speranza può rinascere, e ogni cuore è chiamato a custodirla e a donarla al mondo.

Mantova: "Quando nasce la pace"

Questo spettacolo rilegge il mistero del Natale attraverso il linguaggio della tradizione popolare, intrecciando canto, parola e simbolo. La nascita di Gesù diventa il centro di un racconto che parla all’uomo di oggi, segnato da fragilità, paure e ricerca di senso.

I pastori, guidati dalla stella, portano doni semplici ma autentici: il tempo, la fiducia, la speranza. Attorno a loro si muovono figure che rappresentano la luce e l’ombra dell’umanità, mentre Maria e Giuseppe custodiscono il miracolo della vita in mezzo alla povertà e all’incertezza.

La narrazione alterna momenti di tenerezza e tensione, mostrando il contrasto tra il male che divide e la forza silenziosa del bene che unisce. Nel canto corale finale, il messaggio si fa chiaro: anche nelle notti più buie, la nascita di Cristo rinnova il mondo e apre alla possibilità di un futuro di pace e riconciliazione.

Modena: "La stella che guida attraverso l'oscurità"

Questo spettacolo propone una rilettura intensa del Natale, intrecciando la tradizione del Vertep ucraino con le ferite aperte del nostro tempo. La vicenda prende forma attraverso simboli, canti e immagini che raccontano un’umanità in cammino, ferita ma non spezzata.

Al centro della scena si muovono i pastori, guidati dalla luce della stella, testimoni di una nascita che porta speranza in mezzo al buio. Accanto a loro compaiono figure luminose — l’Angelo, Maria, il Bambino — e forze oscure che cercano di soffocare la vita e la verità. È il confronto eterno tra paura e fiducia, tra violenza e misericordia.

La narrazione alterna momenti di tensione e di raccoglimento, mostrando come, anche nel tempo della guerra e dello smarrimento, la luce continui a farsi strada. La nascita di Gesù diventa così un segno di resistenza spirituale e di rinascita per chi soffre.

Il finale unisce tutti in un unico canto: la speranza non viene sconfitta, la pace resta possibile e la vita, nonostante tutto, continua a fiorire.

CATTOLICA: "Una parabola sulla guerra, il potere e la speranza"

Questo spettacolo non racconta un Natale tradizionale, ma una lotta tra luce e oscurità nel mondo di oggi.
La nascita di Gesù diventa il punto di resistenza contro la violenza, la paura e l’oppressione che dominano la storia umana.

Sul palcoscenico si alternano angeli, profughi, soldati, madri, potenti e oppressori. La Sacra Famiglia fugge come milioni di persone costrette a lasciare la propria terra, mentre il Male prende forma nei personaggi del Tiranno, della Paura e della Menzogna, che cercano di spegnere la speranza attraverso la guerra e il terrore.

Accanto a loro emergono figure di luce: il popolo, i volontari, i pastori, i giusti. Essi non combattono con le armi, ma con la fede, la verità e la solidarietà. La nascita di Cristo avviene nel mezzo del caos, come atto di ribellione contro l’odio e la violenza.

Il finale non è una favola, ma una scelta: credere che il bene possa ancora vincere, che la dignità umana non possa essere distrutta, che la luce — anche fragile — sia più forte del buio.

Questo Vertep non racconta solo il Natale di ieri, ma il Natale di oggi, vissuto tra guerra, paura e speranza.

Movimento laicale "Madri in preghiera": “Il "Sì" materno”

“Sotto il cuore di Maria” è un racconto intenso e profondamente umano che unisce la storia del Natale alle ferite del nostro tempo.

Al centro della scena c’è Maria, madre che accoglie la vita in un momento di fragilità e incertezza. Attorno a lei si avvicendano altre madri: una madre separata dai figli per lavoro, una madre che lotta ogni giorno accanto a un figlio malato, una madre che ha perso il figlio in guerra. Donne diverse, unite dallo stesso amore e dallo stesso dolore.

Ognuna di loro porta una domanda, una ferita, una preghiera silenziosa. In Maria riconoscono una compagna di cammino: una donna che ha conosciuto la paura, l’attesa, la perdita, ma che non ha mai smesso di credere.

La storia ci accompagna dentro il senso più profondo del Natale: non come favola lontana, ma come luce che nasce proprio nel dolore umano.
Un invito a riconoscere che anche quando tutto sembra spezzato, l’amore non viene mai meno — e che ogni lacrima, ogni madre, ogni vita è custodita da Dio.

Catechisti del decanato "Firenze-Bologna": “Angelo”

Lo spettacolo racconta la storia del Natale intrecciandola con la realtà del nostro tempo, attraverso lo sguardo di due sorelle che vivono la paura, la guerra e l’incertezza, ma anche la speranza e la fede.

La scena si apre con un’atmosfera di silenzio e attesa: il pubblico viene accompagnato nel significato profondo del Natale, non solo come evento del passato, ma come luce viva che continua ad agire nel presente, soprattutto nei momenti di dolore.

Le due sorelle, spaventate e rifugiate insieme, cercano protezione. Attraverso il dialogo tra loro nasce una riflessione sulla paura, sulla preghiera e sulla fiducia in Dio. È in questo momento che compare l’Angelo, simbolo della presenza divina, che accompagna, protegge e dona speranza.

La narrazione si intreccia con i grandi episodi del Vangelo:

l’Annunciazione a Maria,

la fede di Giuseppe,

la nascita di Gesù,

l’annuncio degli angeli ai pastori.

Questi eventi vengono presentati non come racconti lontani, ma come realtà che parlano all’uomo di oggi, segnato dalla guerra, dalla sofferenza e dall’attesa di pace. L’angelo diventa il segno che Dio non abbandona l’umanità, ma cammina accanto a chi soffre, protegge i più deboli e dona speranza.

Il finale è corale: tutti i personaggi si uniscono nel canto e nella preghiera, affidando al cielo il desiderio di pace, protezione e rinascita per il mondo intero.
Il messaggio conclusivo è chiaro: la luce del Natale vince la paura, e l’amore di Dio continua a vivere nei cuori di chi crede.

Organizzazione «Plast»: «Il libro della luce»

Lo spettacolo racconta il Natale come un cammino spirituale che attraversa il tempo, unendo passato e presente attraverso il simbolo di un grande libro luminoso: la Libro della Luce, in cui sono scritte le storie dell’umanità. Ogni pagina rappresenta una vita, una scelta, una prova, e insieme compone il racconto della speranza che non si spegne.

Guidati dagli angeli, gli spettatori assistono alla nascita di Gesù, evento che apre il cammino della luce nel mondo. Attorno a questa nascita si intrecciano le vicende di famiglie, bambini, genitori e anziani che, in epoche diverse, custodiscono la fede anche nei momenti più difficili. La storia sacra si fonde con la vita quotidiana: la guerra, la lontananza, la paura, ma anche la preghiera, la solidarietà e l’amore che resiste.

Nel corso dello spettacolo, il Libro della Luce si apre su diverse “pagine”, ognuna dedicata a una famiglia o a una prova umana, mostrando come la speranza si tramandi di generazione in generazione. La luce del Natale non cancella il dolore, ma lo attraversa, trasformandolo in forza e responsabilità.

Nel finale, quando tutte le voci si uniscono, la luce vince sull’oscurità: il messaggio che resta è che finché esistono memoria, fede e amore, nessuna notte può spegnere il bene. Il Natale diventa così non solo una celebrazione, ma una promessa viva per il presente e per il futuro.

Trio "Bel Canto"

1. The First Noel.
2. La gioia si è manifestata (a cappella).
3. Christmas is kindness - by Luca Martini, LUX music productions Switzerland.


Servizio divino a Ferrara


Domenica - 10:00 e 14:30

Mercoledì e festivi feriali - 14:15


Servizio divino a Rovigo


Sabato - 10:00